Nel 1964, Roberto Patrignani, un’icona del mondo motociclistico di Mandello, partì da Milano in sella a una Vespa 150 azzurra per un’epica avventura di 18.000 chilometri, raggiungendo Tokyo. “Mi vengono i brividi ancora adesso al pensiero di un così lungo percorso”, scrisse, ricordando un viaggio che lo portò attraverso Jugoslavia, Grecia, Turchia, Siria, Libano, Giordania, Iraq, Iran, Afghanistan, Pakistan, India, Thailandia, Malesia e infine Giappone. Fu la sua impresa in solitaria più celebre, sebbene la successiva traversata africana (Città del Capo-Asmara) su una Guzzi Dingo 50 fosse altrettanto ardua.
Patrignani, la cui vita fu indissolubilmente legata alle due ruote – come giornalista, direttore sportivo e corridore – vedeva i suoi viaggi come un’espressione profonda. Un autoscatto in Afghanistan con la sua fedele Vespa lo spinse a scrivere che, se l’anima si fosse potuta rivelare, si sarebbe presentato a San Pietro nello stato d’animo di quel giorno. Un’impresa, quella di Milano-Tokyo, oggi quasi impensabile, che rimane viva nella memoria degli appassionati.
Cinquanta anni dopo il leggendario viaggio del padre, suo figlio Franco Patrignani, architetto quarantenne con la stessa passione per le motociclette, ha deciso di onorarne la memoria. Propose a Piaggio di sponsorizzare un suo viaggio in solitaria. Il risultato fu un “coast to coast” degli Stati Uniti, da New York a Los Angeles, su una fiammante Vespa GTS 300 cc.
Partito a fine luglio e rientrato in Italia il 24 agosto, Franco ha percorso ben 7.700 chilometri (2.000 in più del previsto), includendo deviazioni verso le cascate del Niagara in Canada, la Monument Valley, il Grand Canyon, il Sequoia National Park e Las Vegas. Ha elogiato l’affidabilità della Vespa (“veloce, sicura e decisamente comoda”) e l’enorme interesse suscitato tra gli americani dal suo scooter blu. In media, Franco ha macinato 420 chilometri al giorno a una velocità di circa 130 km/h, prevalentemente su strade asfaltate, attraversando stati come New York, Pennsylvania, Illinois, Missouri, Oklahoma, Texas, New Mexico, Arizona e California, prima di separarsi a malincuore dalla sua “insostituibile compagna di viaggio” a Los Angeles.
Oggi, Franco osserva con ammirazione la Vespa 150 “azzurro Patrignani” del padre, gelosamente custodita, e un gagliardetto del Vespa Club Europa datato 21 ottobre 1964, simbolo del ritorno di Roberto dal suo indimenticabile viaggio. Un sorriso sul suo volto testimonia il perdurare di un’eredità di avventura e passione per la Vespa.







